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Obama smentito dal Pentagono: i nostri soldati combattono in Siria e Iraq

Ashton Carter, numero uno del Pentagono, smentisce le dichiarazioni di Obama e afferma: 'I nostri soldati in Iraq e Siria stanno combattendo sul campo contro l'Isis'.

Desk2
venerdì 29 aprile 2016 12:35

Barack Obama
Barack Obama

"I nostri soldati e le forze speciali in Iraq e Siria sono in combattimento, credo si debba dirlo chiaramente", con queste perola il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter, ha smentito le dichiarazioni fatte dallo stesso Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, secondo cui le truppe statunitensi non sono direttamente impegnate nei combattimenti contro i miliziani dell'Isis.

Carter, messo sotto pressione dei membri della commissione Servizi armati del Senato, di fronte ai quali ha testimoniato in merito alla coalizione guidata dagli Usa nella lotta contro l'Isis, ha spiegato che i 3.500-5.000 soldati e forze speciali in Iraq e Siria come parte della "Operation Inherent Resolve" sono "in combattimento". Il segretario ha poi aggiunto: "Credo che dobbiamo dirlo chiaramente". Il numero uno del Pentagono ha poi cercato di limitare la portata delle sue dichiarazioni aggiungendo che però l'onere di sconfiggere l'Isis spetta alle forze locali e non a quelle americane.

"L'intento non è sostituire le forze locali ma cercare di renderle potenti a sufficienza affinché possano cacciare l'Isis con il nostro sostegno - ha spiegato Carter alla commissione -. E quando noi offriamo sostegno, mettiamo la nostra gente nelle loro mani".

Obama, che ha lottato negli ultimi anni della sua presidenza per limitare i conflitti in cui sono coinvolti gli Usa, aveva tentato di descrivere il suo nuovo coinvolgimento in Iraq e in Siria come una missione in cui la gran parte delle operazioni statunistensi sta nel "fare training, fornire consulenza e assistere". La replica dei repubblicani. Dan Sullivan, senatore repubblicano dell'Alaska, è stato durissimo dopo le dichiarazioni di Carter: "Quando alla Casa Bianca parlano dei nostri soldati nel Medio Oriente, lo fanno andando per le lunghe e dicendo che non coinvolgeranno truppe da combattimento americane per lottare sul campo straniero". Secondo lui però sia l'amministrazione Obama sia i funzionari della Difesa fanno retoricamente "le capriole nell'insistere che i nostri soldati non stanno combattendo quando tutto il Paese sa che in realtà lo stanno facendo". Le vittime. Che non si tratti solo di supervisionare gli attacchi era chiaro anche dal numero di vittime americane sul campo di battaglia, confermate dal generale e Chiefs of Staff Joseph Dunford, anche lui chiamato a testimoniare. Intato il governo Usa ha deciso di inviare 250 uomini delle forze speciali in Siria per coordinare gli sforzi volti a riconquistare Raqqa, capitale del Califfato.