Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X


ISOLA

Mariam Ghani e l'utopia del non finito

Intervista a Mariam Ghani, giovane artista che vive a Brooklyn. L'utopia, Kabul, l'insegnamento, il futuro. Video. [Valentina Montisci]

VALENTINA MONTISCI
domenica 28 settembre 2014 17:36

da Vienna
Valentina Montisci

Appena arrivata a Vienna, al Palazzo della Secessione, dopo nove ore di viaggio (arrivando da Milano), stanca mi sono sdraiata su un grande cuscino argentato circondato da tante tende dello stesso colore. Opere da scaricare, bagagli da sistemare. In attesa di Klimt sono rimasta incantata dalla prima immagine che è arrivata al mio sguardo: una ragazza esile con mani lunghe e sottili e un viso bello, occhi scuri profondi, sistemava le stampe, le metteva in ordine.

Noi di Isola Art Center entravamo, lei stava smontando la sua mostra. Mariam Ghani è una giovane artista afghana che vive a Brooklyn ma che lavora un po' dappertutto nel mondo, parla anche bene l'italiano perché ha studiato nel nostro paese.

Qui a Vienna ha curato, per Utopian Pulse nella Secessione, Salon of the Whirlwind dal 17 al 23 settembre). Poi è rimasta per l'inaugurazione della nostra mostra, Orizzonti Occupati - Isola Utopia. Ci è sembrato un buon momento per conoscerla meglio e capire quale fosse il suo lavoro. Ci ha sorriso con i suoi grandi e mi ha salutato in italiano. Così tra gli artisti che portavano le loro opere, persone del museo che spostavano mobili, dipingevano pareti e sistemavano impianti audio, ci siamo messe a parlare: "Sono molto interessata all'idea dell'utopia come una cosa non finita e subito ho pensato ai film non finiti degli anni '80 (quelli comunisti in Afghanistan) quelli che possono essere considerati documenti o semplicemente dei progetti artistici non finiti" .

L'intervista in Vienna il 24 settembre del 2014, di Valentina Montisci e Antonio Cipriani

La biografia di Mariam Ghani in inglese.

Mariam Ghani is an artist, filmmaker, writer, and teacher based in Brooklyn. Her research-based practice operates at the intersections between place, memory, history, language, loss, and reconstruction. She has been awarded the Freund, NYFA and Soros Fellowships, grants from the Graham Foundation, CEC ArtsLink, the Mid-Atlantic Arts Foundation and the Experimental Television Center, and residencies at LMCC, Eyebeam Atelier, Smack Mellon, and the Akademie Schloss Solitude in Stuttgart. Her work in video, installation and photography has been exhibited and screened internationally, including at dOCUMENTA (13) in Kassel and Kabul, the Sharjah Biennials 9 and 10, the Rotterdam and CPH:DOX film festivals, the 2005 Liverpool Biennial, the Museum of Modern Art in New York, the Tate Modern in London, the National Gallery in DC, the CCCB in Barcelona, transmediale in Berlin, Curtacinema in Rio de Janeiro, EMAP in Seoul, d/Art in Sydney, and Bodhi Art in Mumbai. Her public and participatory projects have been commissioned by Creative Time in New York, CEPA in Buffalo, the Arab American National Museum in Detroit, Visual Correspondents in Berlin and Amsterdam, and Turbulence, artwurl, and the Longwood Digital Matrix online. Her critical writing on warm data, spatial politics and poetics, film histories, language and labor, and networked archives has been featured in Abitare, Art Asia Pacific, Creative Time Reports, Filmmaker, Foreign Policy, FUSE, Ibraaz, Mousse, the New York Review of Books blog, Pavilion, the Radical History Review, the Sarai Reader, and Triple Canopy. Ghani also lectures widely and organizes exhibitions, workshops, and discussions. She has a B.A. in Comparative Literature from NYU and an MFA in Photography, Video + Related Media from SVA, and has taught at Cooper Union, Pratt, Parsons, the Art & Tech program at Stevens, the Public Practice program at Otis, and NYU's Art + Public Policy program. She is currently a visiting scholar at NYU's Asian/Pacific/American Institute.