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EMERGENZE

Un filo rosso zigzaga tra domande e significati

Un semplice incredibile filo che a Perugia intreccia domande e risposte, fa respirare e discutere la comunità attraversata da una nuova energia.[Paolo Marchettoni]

PAOLO MARCHETTONI
mercoledì 4 marzo 2015 23:26

di Paolo Marchettoni

Il filo rosso che sta attraversando Perugia rompe le barriere dell'indifferenza e s'incrocia coi destini di chi ha il coraggio di alzare lo sguardo. L'energia e l'entusiasmo alimentano la curiosità: chi passa ci chiede il perché di questo attraversamento frastagliato. Noi rispondiamo che stiamo creando un percorso fisico e simbolico di collegamento tra i quartieri, le vie dell'acropoli, ma soprattutto tra chi quegli spazi li vive quotidianamente.

Nodo dopo nodo sul filo corrono come equilibristi i dubbi, le speranze e le paure delle persone. Infatti, c'è anche chi non pone domande ma, anzi, offre risposte sul significato del filo, attribuendogli svariate funzioni con interpretazioni personali, spesso originali.

Così, in corso Cavour una signora che abita al primo piano di una palazzina ci ringrazia perché dice che il filo servirà per tenere lontani i piccioni dal davanzale di casa sua; due studenti ancora assonnati ci scambiano per tecnici e ci incoraggiano a proseguire con l'installazione del "cavo" per la banda larga di internet in tutta la zona; qualcuno lo vede come un addobbo per qualche imminente festa di laurea, visto che siamo nel periodo giusto; c'è pure chi parla di operazione di restauro delle scalette di sant'Ercolano; ad alcuni il colore rievoca il fiocco rosso contro la violenza sulle donne e contro l'aids; per altri è un messaggio di lotta allo spaccio e al degrado, ma anche un'iniziativa per combattere la fame nel mondo; per i sognatori è semplicemente il filo dell'amore.

Intanto sotto, per le strade, la gente discute con noi, i più generosi ci affidano le loro storie, che emergono dai borghi del centro come i ritrovamenti preziosi di uno scavo dell'anima. Tra un'installazione e l'altra, mentre avanziamo zigzagando tra balconi, ringhiere, ganci di case e monumenti, intervistiamo i commercianti, i residenti, gli studenti e anche chi è solo di passaggio.

Così l'arte diventa il mezzo privilegiato, potente strumento di connessione e interazione tra gli individui. E' la leva di Beuys che solleva il cubo. Gli sforzi e la fatica vengono ricompensati: la comunità risponde.