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Ritorno dal fumetto. Mazzotta rilegge Pazienza

Fiabeschi torna a casa è la nuova saitira precaria del regista che ha riscoperto l'umanità a tempo determinato, sotto le macerie del progresso. [Sarah Panatta]

Redazione
mercoledì 21 agosto 2013 18:03

di Sarah Panatta

La casa "è dentro di noi"? Trovarla è una questione di "autogestione".

L'umanità esiste, in forma di cont(r)atto a tempo determinato. Sotto le macerie del Progresso, l'umanità è pulsione di vagabondaggio, d'incostanza, d'anarchia. Artificialmente indirizzata, bloccata, stilizzata nelle pastoie della civiltà. Fiabeschi lo sa. Non è un genio, semplicemente un precario senziente. Egli sa, quindi evita speculazioni teleologiche e cerca un angolo di ricarica. Uomo-pausa, inspira gli attimi in quanto tali ed espira i gesti minimali e ironici di una coreografia di adattamento scabro, utilitaristico, timoroso certo sempre, eppure divertito.

Chi meglio di Enrico Fiabeschi può riconoscersi, vedere l'inganno della regolarità dei rapporti? 40 anni, quasi. 3,50 euro in tasca. Laureando a tempo indeterminato, per scelta, del karma. Fuori sede, fuori corso. Fuori dalla braghe, fuori dalle orbite. Fuori dal bus, fuori dal "mercato". Fuori da partiti, fuori da qualsiasi posto, fisso. "Fuori". Dovunque. Copertoni fumati? Telefonino annegato nel Wc dell'autogrill? Effetti personali scippati? Gioventù rubata? Amore perduto? Mani nella "merda" di un alunno burlone? Passato non rimborsabile. Enrico svolta. E ritorna, da Bologna a Cuculicchio. Odisseo tutto baffi, insetto stecco con archeologica giacca in pelle. Dalla cella-bara dell'eterno studentato, alla culla, nonché patria del radicchio. Fiabeschi torna a casa, nelle sale. Sorriso aquilino e vestigia allampanate, Fiabeschi è l'antieroe sintetico, l'incarnato balzo nel buio ideologico di intere generazioni erose dalla società italiota priva di identità.

Max Mazzotta, già navigato interprete teatrale, televisivo e cinematografico, recupera dopo il delirio acuminato di PAZ! (2002, regia di Renato De Maria) il fanciullino a caccia di spazi Enrico Fiabeschi, personaggio poco noto generato dalle tavole di Andrea Pazienza. Cristo senza croce ma scannato, in molti sensi, in troppe direzioni. Più che un uomo, uno schizzo, un profilo inquieto, un'assenza, una domanda. Sempre brechtianamente dritto "in camera", Fiabeschi diventa simbolo dello straniero in patria. Spirito del Tempo, abbandona i portici vuoti per penetrare un borgo cristallizzato in una modernità feudale. Non denuncia i sotterfugi e le morti incolori di un mondo ridotto a immobili ceneri. Aleggia e ci chiede.

Mazzotta Sfuma l'eco dell'attualità e con levità sarcastica riconfigura l'indolenza "concettuale" di Enrico. Riscrivendo l'efficacia della striscia fumettistica con l'icastica tautologia dei dialoghi e delle acrobazie corporee. Mazzotta sembra voler lavorare "per" immagini. Volutamente stranianti, ricorrendo ai luoghi comuni della parola, semplificata dalla globalizzazione che desertifica piazze e anime. Costruendo una presa di coscienza che resta anche sospensione dal mondo, paralizzato seppur in corsa perenne. Intorno al protagonista un villaggio di comprimari tra fiaba e satira. Dalla zia smemorata e alcolica al fratello "adottato", che popola i suoi giorni disoccupati e i suoi incubi kubrickiani; dal sindaco-podestà alla figlia-di-papà che sniffa e manipola; all'amico fannullone che si indebita con la mala.

Catarsi di un fallimento comune. Il male di vivere con il ghigno dolcemente comico di un eclettico Mazzotta, libertario sui generis. Tra verità e fumo, egli concettualizza, e in fondo spera. Di poter abitare un mondo precario, che non possiederà mai. Abbracciando un amore infatti muto. Ma non sordo.

Fiabeschi torna a casa. Regia di Max Mazzotta. Con Max Mazzotta, Lunetta Savino, Ninetto Davoli, Rita Montes, Deniz Ozdogan, Diego Verdegiglio, Alessandro Castriota Scanderberg, Graziella Spadafora, Vittorio Loreto, Ronny Morena, Paolo Calabresi, Giampaolo Morelli. Soggetto Max Mazzotta. Sceneggiatura Max Mazzotta, Giulia Louise Steigerwalt. Musica Max Mazzotta. Direttore fotografia Gianfilippo Corticelli. Montaggio Gino Bartolini. Costumi Mary Montalto. Scenografia Gianluca Salamone. Aiuto regia e casting Nicola Scorza. Distribuzione Whale Pictures. Una produzione 11 marzo film. In collaborazione con Rai Cinema. Con il contributo della Calabria Film Commission per l'audiovisivo. Ita 2013. Durata 90'. Dal 22 agosto nelle sale.