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ART

La mediterraneità oltre il muro di pregiudizi dei media italiani

Per sessantesimo anniversario del Corriere di Tunisi occasione di dibattito sul Mediterraneo. Delusione viene dal monologo del direttore della Stampa. [Kaouther Rabhi]

KAOUTHER RABHI
martedì 26 aprile 2016 22:38

da Tunisi
Kaouther Rabhi

Tre giorni di intensi incontri, su temi variegati che vanno dalla storia alla cultura, dalla politica all'imprenditoria, hanno visto radunarsi il 20, 21 e 22 aprile a Tunisi, diversi personaggi del mondo politico, accademico, culturale, mediatico ed economico italiano e tunisino. L'occasione è stata quella di celebrare il sessantesimo anniversario di quella che è rimasta l'unica testata in lingua italiana ad esser pubblicata in tutta l'Africa e il Medioriente.

Si tratta de « Il Corriere di Tunisi », fondato nel 1956 ed edito dalla casa Finzi in Tunisia e che continua, per ben sessant'anni di ininterrotte pubblicazioni, ad essere il testimone vivente della secolare presenza italiana in terra tunisina e dell'antica tradizione giornalistica nel paese nordafricano. Lungo gli anni, Il Corriere di Tunisi ha cercato -cambiando nel 2006 sottotitolo da Eurafrica a euromediterraneo e difendendo soprattutto la questione migratoria-di orientarsi sempre di più verso il Mediterraneo adottando l'idea di un'identità condivisa ai paesi delle due rive, una mediterraneità che raccolgie in sé tutti i tratti comuni - e tanti sono - ai popoli del Mare Nostrum.

La celebrazione del sessantesimo anniversario di questo giornale italo-tunisino è stata, quindi, l'occasione per ribadire l'importanza per i diversi popoli del bacino mediterraneo, italiani e tunisini per primi, di mettere in rislato la loro identità mediterranea, riconoscerla, difenderla e consolidarla. Ed è in questa ottica che si iscrive l'incontro del 21 aprile, sul tema « Costruzione di un'identità politica mediterranea dopo le rivoluzioni del 2011 ».

Cos'è la mediterraneità? E come costruirla? Diverse risposte sono state presentate dai diversi ospiti che rappresentavano i governi tunisino e italiano, la rappresentanza dipolomtica italiana in Tunisia, deputati e giornalisti. L'accento è stato posto, tramite i diversi interventi, sulla crisi libica e l'importanza di una risoluzione del conflitto in corso, una risoluzione dall'interno che non sia imposta da nessuno. La pacificazione nella Libia ma anche negli altri paesi mediterranei rappresenta, infatti, un passo primordiale per stabilire le basi di sicurezza nella zona. Un Mediterraneo senza conflitti e guerre è una necessità per promuovere il dialogo e la cooperazione tra le sue due rive.

Oltre a quelli per la sicurezza, gli investimenti nella cultura rivestono, anch'essi, un'enorme importanza giacché aiuteranno a sconfiggere quei pregiudizi dell'altro percepito come minaccia, pericolo e annientamento della propria civiltà considerata, erroneamente, superiore. La cultura diventa, in questo processo di edificazione della mediterraneità, un mezzo efficace per far conoscere i diversi popoli delle due sponde e metterne i risalto le caratteristiche comuni.

A tal proposito, importante è l'immagine che danno della Tunisia, i diversi media italiani capaci di orientare il lettore italiano e manipolre l'opinione pubblica. « Una Tunisia minacciata dall'invasione dell'ISIS » o « un paese sull'orlo del baratro » come spesso viene raffigurata la Tunisia sulle pagine de La Stampa non solo non rispecchia la realtà del paese ma anche incrementa le difficoltà di un'auspicabile apertura di dialogo e comunicazine tra i due vicini di casa. Questa stessa difficoltà di comunicazione che ha visto Maurizio Molinari, ospite a Tunisi per un « mancato » dibattito sull'importanza della stampa nello spazio mediterraneo, immerso in un mini monologo su un'identità italiana da difendere da tutti « coloro che vogliono diventare italiani ma non lo sono », un discorso dove si sono potute sentire forte e chiaro echi della paura dell'altro e la convinzione di taluni della « necessità di una rigida applicazione della legge per difendere l'Europa dal ritorno delle tribù. »