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ART

Debunking Taddei del Pd e i voucher

Sull'uso e l'abuso dei voucher. A noi più o meno giovani tocca ribaltare l'idea che si possa esser sfruttati sul lavoro, nella vita. [Marta Fana]

MARTA FANA
martedì 26 aprile 2016 21:25

di Marta Fana*

Filippo Taddei, responsabile economico del PD contrattacca sui voucher, giustificandone contraddittoriamente l'uso e l'abuso. Di seguito un commento alla sua intervista pubblicata oggi su La Repubblica.

"Restano un incentivo all'emersione del lavoro nero, non va cambiata la legge ma introdotta la tracciabilità per impedire che il datore di lavoro possa denunziare meno ore di quelle lavorate dal cosiddetto voucherista" (nda vorremmo chiedere il copyright).

La prima contraddizione: i voucher ad oggi sono uno strumento di proliferazione del lavoro nero, altrimenti non ci sarebbe motivo di introdurre la tracciabilità. Questa necessità deriva inevitabilmente dalla constatazione che i voucher mascherano più nero di quanto ne fanno emergere.

"circa 1,4 milioni di persone coinvolte. In media hanno ricevuto 640 euro lordi all'anno. Sono certamente tante persone ma non dimentichiamoci che in tutto gli italiani occupati sono 22,5 milioni. Stimando l'economia sommersa  intorno al 6-8% del Pil, probabilmente gli italiani che lavorano in neo sono circa 1,2 milioni. Un numero che quasi coincide con i voucheristi."

Si spieghi meglio Taddei, perché così come pone la quesitone sembrerebbe che i voucheristi assorbono tutto il lavoro nero. A me pare non sia così, a meno di voler pensare che l'Italia sia un'economia fondata sul lavoro accessorio occasionale (autocit.). Primo, se i voucher dovessero coprire in modo regolare tutto il lavoro che sottendono, allora vuol dire che il lavoro dipendente è definitivamente sostituito attraverso i voucher, in modo del tutto illegale, dato che i voucher appunto nascono per prestazioni occasionali e non per retribuire in modo destrutturato il lavoro dipendente o parasubordinato. Inoltre, Taddei chiede di "fare chiarezza perché si parla di voucher senza avere chiara l'entità del fenomeno". Un assist perfetto. Taddei dimentica di dire che i voucheristi del 2015, nei sei mesi prima di diventarlo avevano un contratto a termine o a progetto. Non era lavoro nero, era lavoro precario sì, ma regolare. Secondo, Taddei dimentica di dire che gli sgravi contributivi previsti per le assunzioni a tutele crescenti hanno un'elevata concentrazione al Sud, dove l'aumento occupazionale è stato irrisorio. Un'evidenza che suggerisce come i regali alle imprese da parte del governo Renzi hanno favorito esattamente quelle imprese che fanno nero, che regolarizzano i propri lavoratori solo quando è lo Stato a pagare, ovvero tutti gli altri lavoratori. E' del tutto falso quanto afferma ancora Taddei "i voucher stanno svolgendo il proprio compito primario: fare emergere il lavoro nero. E' un dato fondamentale perché prima quei lavoratori, verosimilmente, non risultavano da nessuna parte". Abbiamo già detto che circa il 10% di questi stavano da qualche parte e lo sappiamo, per decidere cosa facevano tutti gli altri, servono i microdati ammisitrativi dell'Inps che al momento non sono disponibili. L'unico dato disponibile è quello che Taddei omette o fa finta di non conoscere.

"E' bene tener presente che i voucher esistono in Germani, Austria, Belgio e Francia. Non siamo speciali."

Falso Taddei, siamo speciali, perché in Francia, ad esempio, i voucher sono utilizzati in pochissimi casi, non sono liberalizzati a tutti i settori come invece in Italia, grazie alla riforma Fornero e l'avallo del vostro Jobs Act.

Infine, leggete come ci si dimentica velocemente che i voucher sono utilizzati soprattutto dai giovani. Al governo non interessa che siano sfruttati che non abbiano diritti, interessa che siano tracciati. Non facciamo allarmismi, a noi più o meno giovani tocca solo di ribaltare questo governo, l'idea che si possa esser sfruttati sul lavoro, nella vita. L'entità del fenomeno è questa: loro stanno da una parte e noi dall'altra.

*PhD Candidate in Economics presso Institut d'Etudes Politiques de Paris